Le elezioni per il rinnovo dei Comites (Comitati degli italiani all’estero), previste per il 4 dicembre 2026, riaprono una questione che va oltre il funzionamento degli organismi di rappresentanza. Il punto non è soltanto capire quanti italiani all’estero parteciperanno al voto, ma quale tipo di comunità i nuovi Comites saranno chiamati a rappresentare nei prossimi anni. La presenza italiana in Europa è cambiata profondamente: accanto alle comunità storiche dell’emigrazione ci sono oggi professionisti, manager, imprenditori, tecnici, studenti e nuove famiglie stabilmente inserite nei sistemi economici dei Paesi di residenza.
È dentro questo passaggio che Massimo Romagnoli colloca il tema della rappresentanza. Responsabile del Dipartimento Italiani nel Mondo di Alternativa Popolare, da tempo insiste sulla necessità di costruire una presenza politica meno episodica e più legata alla vita reale delle comunità. Nel dibattito sulla riforma della Circoscrizione Estero ha sottolineato come il rapporto con gli italiani fuori dai confini nazionali non possa esaurirsi nelle campagne elettorali, ma debba trasformarsi in una rete stabile di ascolto, relazioni e iniziative concrete.
“Gli italiani all’estero non sono soltanto destinatari di servizi consolari o soggetti da coinvolgere al momento del voto”, osserva Romagnoli. “Sono una componente economica, professionale e sociale importante dei Paesi in cui vivono e, allo stesso tempo, rappresentano un patrimonio di competenze e relazioni che l’Italia deve imparare a valorizzare meglio”.
Il Belgio, con i suoi cinque Comites di Bruxelles, Genk, Charleroi, Mons e Liegi, offre un esempio particolarmente significativo. Qui la storia dell’emigrazione italiana convive con la presenza di funzionari europei, professionisti, ricercatori, imprenditori e lavoratori altamente specializzati. La partecipazione al voto diventa quindi anche una verifica sulla capacità degli organismi di rappresentanza di parlare a una comunità molto più articolata rispetto al passato.
La dimensione economica di questa trasformazione emerge con chiarezza anche dall’attività imprenditoriale di Romagnoli. Alla guida di DKS Fuels GmbH in Germania, opera in un settore nel quale l’integrazione europea non è un concetto astratto, ma una condizione quotidiana: approvvigionamenti, stoccaggio, distribuzione, infrastrutture e filiere energetiche attraversano continuamente confini nazionali.
La crescita dell’HVO e dei carburanti a minore intensità emissiva sta inoltre rendendo la logistica una componente sempre più strategica della transizione energetica.
Il tema è stato recentemente al centro anche del confronto tra Assocostieri, operatori e istituzioni, che hanno richiamato il ruolo di porti, terminali, depositi e reti distributive nella sicurezza degli approvvigionamenti e nello sviluppo dei nuovi combustibili. In questo quadro DKS si muove come operatore specializzato nella distribuzione di carburanti per flotte, imprese e operatori logistici, con una crescente attenzione alla tracciabilità e alla gestione integrata della supply chain.
La connessione tra questi due ambiti, quello istituzionale e quello imprenditoriale, non sta tanto nella biografia personale quanto nel metodo. In entrambi i casi il tema centrale è la rete: costruire collegamenti capaci di rendere più efficiente la circolazione di risorse, informazioni e competenze.
“L’esperienza imprenditoriale in Germania mostra quanto siano importanti le connessioni tra territori, infrastrutture e imprese”, aggiunge Romagnoli. “Nell’energia non basta avere un prodotto competitivo: bisogna essere in grado di distribuirlo, certificarlo e renderlo disponibile dove serve. Con le comunità italiane all’estero vale un principio simile: senza una rete stabile, anche il capitale umano più forte rischia di restare disperso”.
È probabilmente questa una delle questioni che accompagneranno il rinnovo dei Comites e, più in generale, il dibattito sulla rappresentanza degli italiani nel mondo. Non si tratta più soltanto di tutelare una comunità lontana dall’Italia, ma di riconoscere l’esistenza di un sistema italiano diffuso, integrato nelle principali economie europee e capace di produrre relazioni, imprese e opportunità.
La nuova geografia degli italiani all’estero passa dunque tanto dagli organismi di rappresentanza quanto dall’economia reale. E la qualità del rapporto con l’Italia dipenderà sempre più dalla capacità di mettere in collegamento queste due dimensioni.